Rappresentare conta più del vivere?

Fonte: Roma Sette del 07/10/2018 – Pianeta Giovani Rubrica a cura di Tonino Cantelmi

Qualche giorno fa la Squadra Mobile di Udine ha arrestato un paio di ragazzini, scovati grazie ad un video: avevano pestato a sangue e derubato un altro ragazzino a Lignano e mentre lo facevano avevano avuto l’irresistibile necessità di girare il fatidico video con lo smartphone, puntualmente postato sui social e commentato dalla community WhatsApp dei ragazzini stessi. Due mesi di indagini, partite proprio dal video, hanno consentito alla Polizia di identificare gli autori di un pestaggio violentissimo e crudele (la vittima è stata sottoposta a trattamenti chirurgici per ricostruire la mandibola). Non più di due settimane fa un quindicenne muore precipitando per 25 metri nel tentativo di farsi un selfie sul tetto di un centro commerciale a Sesto San Giovanni. Un selfie estremo, insieme ad un gruppo di amici.

Cosa hanno in comune il pestaggio violento con il volo di 25 metri?

Hanno in comune l’irresistibile voglia di filmare, fotografare e postare sui social ogni tipo di esperienza, persino un’aggressione crudele e vigliacca, nel tentativo di stupire, di suscitare interesse, di catturare visualizzazioni e like, insomma di essere popolari (o meglio: social).

Il successo per gli adolescenti è soprattutto legato al sapersi rappresentare attraverso i social, Instagram per esempio, che esercita una fascinazione senza limiti su moltissimi giovani. Rappresentare è più importante che vivere. Anzi, rappresento (me stesso), dunque sono.

Alcuni studiosi hanno studiato questo fenomeno per due aspetti: le emozioni e l’elaborazione del vissuto. Le emozioni sono rappresentate e talvolta neanche vissute. Selfie, video, foto sono spesso contraffazioni dell’emozione: mi rappresento allegro, coraggioso, entusiasta, ribelle e questo mi basta. Mi posso rappresentare anche innamorato (anche di più persone contemporaneamente), senza poi esserlo. Inoltre l’esperienza vissuta e rappresentata immediatamente (mentre avviene, come nelle stories su Instagram) non è più elaborata interiormente: è già lì, rappresentata, commentata e esposta agli altri. Se mettiamo insieme l’abilità nel rappresentare emozioni non vissute e la velocità nel rappresentare esperienze mentre avvengono e senza alcuna elaborazione interiore, se mettiamo insieme questi due fenomeni, ecco che abbiamo una prima conseguenza: il “me” rappresentato non corrisponde all’Io vissuto, anzi lo supera, cioè la rappresentazione vale più della realtà.

Il mondo interiore è così vissuto sui social (cioè esteriorizzato in modo estremo e veloce), in cui tutto è un immenso casting alla ricerca di approvazioni. Questo in parte spiega il successo della coppia più social del mondo, Ferragnez, ovvero il rapper Fedez e la influencer Ferragni: il nulla elevato all’ennesima potenza (ma capace di trasformare le nozze in un mega–affare di milioni e milioni di euro).

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Un pensiero su “Rappresentare conta più del vivere?

  1. Non ho instagram e su fb ho la stesda attitudine di un Amish…purtuttavia capisco che x i giovani la foto parli più di 1000 parole…un secolo fa nacque il cinema muto e con le espressioni si riusciva a comunicare a tutti i popoli del mondo senza parole…di recente vedendo un film sulla vita di Charlie Chaplin mi sono reso conto che come 100 anni fa per il cinema muto internet è ancora in fase di sviluppo e per essere mondiali cosmopoliti globali le parole scritte e gli idiomi non bastano o meglio non servano

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