La presentazione del libro “La mia verità. Memorie e pensieri della mamma nel bosco” di Catherine Louise Birmingham, ospitata a Roma dall’Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale diretto da Tonino Cantelmi, ha suscitato un’ampia attenzione mediatica. Dalla commozione di Catherine alle parole di Nathan, fino agli interventi di Susanna Tamaro, Anna Maria Giannini, Simone Pillon e Marina Terragni, l’incontro ha riaperto il dibattito sulla vicenda della cosiddetta famiglia nel bosco, sul possibile ricongiungimento con i figli e sul confine tra tutela dei minori, libertà educativa e diritto alla diversità. Di seguito proponiamo una selezione della rassegna stampa dedicata all’evento.
Mamma, scrivi che stiamo sempre insieme». La verità di Catherine e Nathan
Fonte: Corriere – Le Persone e la Dignità
Data: 17 luglio 2026
Autore: Monica Ricci Sargentini
https://lepersoneeladignita.corriere.it/2026/07/17/mamma-scrivi-che-stiamo-sempre-insieme-la-verita-di-catherine-e-nathan/

Quando Catherine Louise Birmingham ha chiesto ai suoi figli che cosa avrebbero voluto trovare nel libro che stava scrivendo, loro hanno risposto: «Mamma, metti il fatto che stiamo sempre insieme». Una frase semplice, quasi ovvia per tre bambini cresciuti ventiquattr’ore su ventiquattro con i propri genitori. Ma che oggi, dopo otto mesi di separazione, assume un significato doloroso.
Catherine si commuove mentre la pronuncia all’Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale di Roma, diretto dallo psichiatra Tonino Cantelmi, che ha redatto la perizia di parte per i genitori. È seduta accanto al marito Nathan, durante la presentazione romana di “La mia verità. Memorie e pensieri della mamma nel bosco”, pubblicato da Solferino. Confessa di essere nervosa: la prossima settimana è attesa una decisione sul possibile ricongiungimento con i loro tre figli, una bambina di otto anni e due gemelli di sei, allontanati il 20 novembre scorso dalla casa in cui vivevano, in Abruzzo, e collocati in una struttura.
«I miei figli sono quelli che mi hanno insegnato la bellezza della vita», dice Catherine. E forse è proprio questo il cuore del libro: restituire un volto, una storia e un pensiero alla donna che per mesi è stata racchiusa nell’etichetta di «mamma nel bosco». Nata in Australia, Catherine ha vissuto in Germania, dove ha lavorato con i cavalli, poi in Giappone, Danimarca e Indonesia. A Bali ha incontrato Nathan. Insieme hanno attraversato Paesi e culture diverse prima di approdare in Abruzzo, dove hanno tentato di costruire una vita autosufficiente, lontana dal consumismo, dalla competizione e dalla fretta.
Il loro non è stato un ritiro improvvisato. È stato un progetto meditato, studiato, costruito negli anni. Una scelta radicale che può non piacere, che può apparire difficile o persino incomprensibile a chi vive secondo parametri completamente diversi. Ma la domanda posta dalla loro vicenda rimane: quanto può essere diversa una famiglia prima che quella diversità venga considerata pericolosa?
«Sembrava una fiaba dei fratelli Grimm», racconta la scrittrice Susanna Tamaro, ricordando le prime notizie sulla famiglia nel bosco. «C’erano tante cose che non mi tornavano. Perché tanto accanimento?». Anche la scrittrice vive da quarant’anni in campagna e conosce molti dei libri citati da Catherine. «Loro amano i propri bambini e hanno dedicato tutta la vita a costruire un mondo per i loro figli. Proporrei di affidare a Nathan e Catherine una cattedra di educazione».
La professoressa Anna Maria Giannini, ordinaria di Psicologia generale alla Sapienza, racconta di essere rimasta colpita fin dall’inizio dal dolore dei genitori e dall’«immenso amore» per i bambini. Leggendo il libro ha scoperto una donna capace di mettere insieme esperienze lontane, accomunate dal rispetto per gli esseri umani, gli animali e la natura. Persino raccogliere un uovo o procurarsi il cibo diventa, per i figli, un modo per comprendere che nulla è dovuto e che ogni cosa richiede cura.
«Avevo immaginato Catherine, ma quello che avevo immaginato era poco», ammette Giannini. Dietro la scelta di quei genitori non vede casualità o trascuratezza, ma studio, consapevolezza e «un progetto di vita straordinario», fondato sull’empatia, sul rispetto e sul non giudizio.
È proprio la rinuncia al giudizio uno dei fili più profondi del racconto di Catherine. L’umanità, spiega, ha costruito un mondo artificiale nel quale la ragione dell’esistenza passa continuamente attraverso la comparazione e la competizione. Lei e Nathan hanno voluto che i figli crescessero sapendo chi sono, senza misurare il proprio valore su quello degli altri.
«Ci ho messo trent’anni per capirlo», confessa. «Il primo passo è smettere di giudicare te stesso. Il modo migliore per guarire è attraverso la compassione e la comprensione. Non dobbiamo cambiare il mondo, ma noi stessi. Non dobbiamo giudicare gli altri e nemmeno noi stessi».
Nathan racconta di essere stato un imprenditore nel settore dei mobili. Poi ha cominciato a interrogarsi sulla deforestazione e sul prezzo ambientale del proprio lavoro. «Prima lavoravo in ufficio distruggendo la Terra perché vendevo mobili e poi andavo tre volte alla settimana in palestra», dice con una semplicità quasi disarmante. Oggi lavora la terra, conosce l’origine dell’acqua e del cibo e prova a produrre meno rifiuti.
«Non volevamo questa vita per i nostri figli. Volevamo crescere una nuova generazione nel rispetto della Madre Terra», spiega.
Non significa che tutto sia facile. Catherine lo interrompe sorridendo quando lui sembra presentare quel cambiamento come la cosa più naturale del mondo. Vivere senza bollette, senza fretta, richiede fatica e rinunce. Ma, spiega lei, «la vita di prima era fatta di stress e paura; quella di oggi è fatta di amore, libertà e scelta».
Il loro modello, osserva Cantelmi, «ci mette in discussione»: è una forma avanzata di realtà neorurale, che comporta la rinuncia alla dipendenza dal denaro e dalla tecnologia. Lo psichiatra ha avuto modo di approfondire la loro storia e il progetto educativo sul quale hanno costruito la propria vita.
«Non siamo obbligati a condividerlo», dice. «Ma uno Stato libero dovrebbe tutelare il diritto di scegliere una strada diversa finché non sia dimostrato un pericolo concreto per i bambini».
Secondo l’avvocato Simone Pillon, che oggi assiste Catherine e Nathan, la vicenda della famiglia nel bosco potrebbe costringere il sistema della giustizia minorile a ripensare meccanismi «obsoleti», incapaci di cogliere la realtà e talvolta capaci di penalizzare proprio i bambini che dovrebbero proteggere. L’articolo 403 del Codice civile stabilisce che il collocamento in una casa famiglia debba essere una soluzione residuale, adottata quando non esistano alternative. Eppure, osserva Pillon, lo Stato può riconoscere una fattoria come luogo adatto ad accogliere scolaresche, facendosi pagare trenta euro per ogni visita, e poi considerarla inadeguata quando in quella stessa fattoria vivono dei bambini.
Il punto non è sostenere che la vita di Catherine e Nathan rappresenti l’unico modello educativo possibile. Il punto è domandarsi se una differenza rispetto alle nostre abitudini possa bastare a giustificare la misura più traumatica: spezzare la quotidianità di tre bambini, separarli dai genitori e portarli in una struttura.
«Le parole su questa vicenda le abbiamo quasi esaurite», ha detto la Garante Nazionale dell’Infanzia e dell’Adolescenza Marina Terragni, che si è tanto spesa su questa vicenda recandosi anche a trovare i minori nella casa famiglia che tuttora li ospita. «Eppure, anche nelle storie più dolorose può esserci qualcosa di buono. Può nascere una riflessione capace di cambiare le cose e di restituire fiducia a chi l’ha perduta».
Alla fine Cantelmi legge un passaggio del libro: «Anche l’oscurità fa parte di un piano e di un disegno divino. Che cosa succede all’oscurità quando accendi la luce? Viene illuminata».
La prossima settimana Catherine e Nathan sapranno forse se potranno tornare a vivere con i loro figli. Quei figli che, prima di ogni altra cosa, hanno chiesto alla madre di scrivere una verità piccola e immensa: «Noi stiamo sempre insieme».
Famiglia del bosco, il libro di Catherine: «Cosa vogliamo? Stare sempre insieme, noi e i bambini»
Fonte: Corriere Roma
Data: 18 luglio 2026
Autore: Ester Palma
https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/26_luglio_18/famiglia-del-bosco-il-libro-di-catherine-cosa-vogliamo-stare-sempre-insieme-noi-e-i-bambini-6c04a83a-3a9f-4480-95eb-e3c6a4c8bxlk.shtml

L’Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale, presieduto dal professor Tonino Cantelmi a Roma, ha ospitato la presentazione del libro “La mia verità” di Catherine Louise Birmingham, fra i relatori Susanna Tamaro.
Una sala gremita, circa 200 persone stipate dentro e altrettante fuori: l’Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale, presieduto dal professor Tonino Cantelmi a Roma, ha ospitato la presentazione del libro “La mia verità” di Catherine Louise Birmingham, la mamma della «famiglia nel bosco», che si è commossa ricordando che la prossima settimana dovrebbe arrivare la decisione sul ricongiungimento coi bambini: «Sono nervosa sì. I miei figli sono quelli che più mi hanno dato insegnamenti nella vita. Cosa vogliamo, cosa ho scritto nel libro? Che siamo sempre insieme».
E ha raccontato la sua vita e quella del marito Nathan: «Abbiamo fatto un lungo percorso prima di scegliere l’Italia, il Paese che per noi rispetta di più il tema della famiglia». Catherine ha vissuto in Germania, Giappone, Indonesia e a Bali ha incontrato Nathan, che era stato per molti anni in Spagna.
«Il loro percorso interiore li ha portati man mano a scegliere valori radicali: no allo spreco, rispetto per l’armonia della natura, amore per il creato, rinuncia al conflitto come modo per affermare se stessi, rinuncia al Dio danaro, ambientalismo estremo. Nathan era un piccolo imprenditore di mobili, quando nell’isola di Sumatra scopre la deforestazione decide di rinunciare a partecipare ad un mondo consumistico, aggressivo e schiavo del successo», spiega Cantelmi, che aggiunge: «Li ho conosciuti il 5 gennaio di quest’anno: due coniugi amorevoli, che davvero si vogliono bene, affettuosi verso i loro figli e con un assetto valoriale impressionante. Sono persone ricche in umanità, li ho lasciati che si tenevano stretti per le mani e li ho ritrovati nel mio istituto mano nella mano».
Alla presentazione ha partecipato anche la scrittrice Susanna Tamaro: «Ho letto il libro e vi ho trovato gli stessi riferimenti culturali e scientifici che ispirano la mia vita. Vivo anche io in campagna da 40 anni e so come è importante dare modelli nuovi ai bambini. Molti di loro oggi vivono in un deserto antropologico e umano. A loro parliamo di trasgenderismo, ma non dell’anima, della bellezza della loro anima».
Nathan, papà dei bambini, ha spiegato: «Per noi è stata una scelta facile, abbiamo vissuto tutta la vita nelle grandi città, sappiamo bene come funzionano e non volevamo questa vita per i nostri figli, fra social e bullismo. Noi possibilmente vogliamo cambiare il nostro mondo e la nostra scelta di autosufficienza è la stessa di moltissime altre persone».
E Catherine: «Prima la vita era dominata da stress e paura, oggi invece i sentimenti principali sono amore, libertà e scelta».
Anche l’ex parlamentare leghista Simone Pillon è intervenuto: «Catherine e Nathan sostengono esattamente l’opposto di quello che pensiamo noi. Noi affidiamo i nostri bambini ai tablet, ai cellulari, alla TV. Loro hanno scelto di stare con i loro figli, di starci davvero, di dedicare la vita ai loro figli. Noi proclamiamo i valori ambientalisti, loro li vivono. Noi proclamiamo la bellezza della relazione, loro la vivono. Loro dicono i bambini non devono stare coi loro pari quando sono piccoli, debbono stare con gli adulti, perché i loro pari sono come loro e quindi non hanno una capacità educativa nei loro confronti, mentre gli adulti sì. Allora ecco perché è importante che i bambini fino a una certa età stiano soprattutto coi loro genitori, perché possono vedere il modello e quindi poi seguirlo naturalmente senza bisogno di rimproveri o di premi».
E ha concluso la Garante nazionale per l’infanzia Marina Terragni: «Non ho più parole per esprimere il dolore che questa vicenda presenta. Un dolore immenso e che necessita di risposte diverse».
Pronte le memorie difensive, settimana cruciale per i bimbi del bosco
Fonte: ANSA Abruzzo
Data: 18 luglio 2026
Autore: non indicato
Link: https://www.ansa.it/abruzzo/notizie/2026/07/18/famiglia-del-bosco-catherine-prossima-settimana-sara-molto-importante_5e3bc0e3-7ec7-4372-8915-632b5c2a3a23.html
Titolo: Pronte le memorie difensive, settimana cruciale per i bimbi del bosco
Sottotitolo: Lunedì il deposito, poi toccherà ai giudici minorili decidere sul ricongiungimento
Quando pensa ai suoi bambini non riesce a trattenere l’emozione, si porta una mano sul cuore e poi stringe, come sempre, quella di suo marito Nathan.
Catherine Birmingham sa che quella che sta per iniziare sarà una delle settimane più importanti della sua vita, quella nella quale potrebbe finalmente tornare a riabbracciare i suoi figli, lontani da lei e da suo marito ormai dallo scorso novembre, da quando cioè i giudici del Tribunale dei minorenni dell’Aquila sospesero la responsabilità genitoriale della coppia disponendo l’allontanamento dei tre minori in una struttura protetta, lontana da quella “casa nel bosco” che col tempo è diventata terreno di scontro giudiziario e politico.
Lunedì, infatti, scade il termine per la presentazione delle memorie difensive, l’ultimo atto di un procedimento lungo ormai otto mesi, costellato da polemiche e cambi in corsa di avvocati. Da quel giorno la palla passerà ai giudici. Saranno loro a decidere se, e come, ricongiungere la famiglia, valutando con attenzione il percorso fatto dai genitori, cui venivano contestati in particolare la scarsa istruzione dei figli, l’assenza di tutele sanitarie e le precarie condizioni in cui vivevano nel bosco di Palmoli.
«Siamo molto nervosi per lunedì, la prossima settimana sarà molto importante per noi», sono state le parole di Catherine ieri durante un incontro per presentare il suo libro a Roma, nell’istituto fondato da Tonino Cantelmi, lo psicologo che assiste il team legale e che più volte ha ribadito l’importanza di ricongiungere il nucleo familiare «per il bene dei bambini».
Alla scrivania, oltre a Nathan e Catherine, c’erano anche la scrittrice Susanna Tamaro e la Garante nazionale per l’infanzia Marina Terragni, che in passato ha anche fatto visita alla casa famiglia ribadendo la necessità che i bimbi tornassero a casa dai propri genitori.
«Sono convinto che cambieranno molte cose nel processo minorile dopo questa vicenda. Lo dico da giurista e anche da politico», ha chiosato il legale della coppia, Simone Pillon. «Non possiamo permetterci di continuare con meccanismi obsoleti che non sono in grado di cogliere la realtà e che rischiano di penalizzare proprio quelle persone, i bambini, che dovrebbero tutelare. Ho ammirato la forza d’animo di Nathan e Catherine, due persone colte, preparate, che sanno volere molto bene ai loro figli e sanno volersi molto bene tra loro».
Da novembre molte cose sono cambiate. Nathan e Catherine hanno dato la loro disponibilità a trasferirsi in una casa messa a disposizione gratuitamente dal Comune in attesa dei lavori al loro casolare, i bimbi — oggi vaccinati — hanno superato le prove di idoneità e potranno frequentare la scuola pubblica. Ma, soprattutto, i riflettori sono andati via via spegnendosi, la politica si è fatta da parte e i genitori hanno nettamente cambiato atteggiamento nei confronti degli assistenti sociali.
Oggi, otto mesi dopo, uno spiraglio appare quanto mai possibile per rivedere la famiglia di nuovo unita.
Famiglia nel bosco, si attende in settimana l’ordinanza dei giudici. Catherine: “Sono molto nervosa”
onte: la Repubblica
Data: 19 luglio 2026
Autore: Corrado Zunino
Link: https://www.repubblica.it/cronaca/2026/07/19/news/famiglia_nel_bosco_si_attende_in_settimana_l_ordinanza_dei_giudici_catherine_sono_molta_nervosa-425480572/
Domani si chiudono i termini per consegnare istanze al Tribunale per i minorenni dell’Aquila — il collegio giudicante si rivolge sia alla difesa che ai suoi rappresentanti delegati — sul caso della famiglia del bosco, che si è aperto il 23 settembre 2024, quando i cinque membri Trevallion-Birmingham si avvelenarono con una zuppa di funghi. Allora, ventidue mesi fa, si rivelò al mondo la presenza di quel casaletto di 34 metri quadrati nei boschi di Palmoli, Basso Chietino. E di quella famiglia con i piccoli senza scuola, senza sanità, con scarse frequentazioni di coetanei.
La presidente del Tribunale, Nicoletta Orlandi, ha scelto di accorciare i tempi del procedimento, facendo presagire un’evoluzione a breve della vicenda. I genitori sperano, e la corposa istanza consegnata a giugno dall’avvocato Simone Pillon lo chiedeva esplicitamente, che i tre bambini tornino a vivere nel nucleo originario. Dal 20 novembre 2025 vivono in una struttura protetta di Vasto. L’istanza della difesa che sarà inviata domani, più agile, ribadirà il concetto.
I genitori sperano di tornare insieme
Il padre Nathan Trevallion e la madre Catherine Birmingham, che giovedì scorso hanno raggiunto l’istituto del professor Tonino Cantelmi, lo psichiatra che ha curato la loro difesa, per presentare a Roma il libro di Cate, “La mia verità”, sperano nel ricongiungimento nella casa messa a disposizione dal Comune di Palmoli.
La possibilità c’è, anche perché un percorso è già stato indicato dall’ultima ordinanza, quella che lo scorso 6 marzo allontanò definitivamente la madre Catherine dai tre bambini. Infatti, oggi la famiglia si può ritrovare nel corso di incontri protetti organizzati in una struttura terza, alla presenza di una educatrice. Già in quegli atti di tribunale si parla di un aumento graduale delle finestre di visita fino alla condivisione di weekend.
Il percorso psicologico di Nathan e Cate
Catherine e Nathan, oggi con la responsabilità genitoriale sospesa, stanno seguendo un progetto psicologico, in un primo tempo affidato all’ospedale Gemelli e ora agli esperti dell’Asl di Vasto-Lanciano-Chieti. I tre piccoli, dopo aver superato l’esame di ammissione — alla seconda primaria i due gemelli e alla quarta la più grande — il prossimo settembre potrebbero frequentare la scuola pubblica o, in alternativa, seguire un’istruzione parentale coadiuvata da una struttura online, che dovrebbe garantire maggiore qualità rispetto al passato.
Diversi deficit culturali, educativi, sanitari e abitativi sono stati risolti negli ultimi otto mesi, nonostante le opposizioni della madre, e l’avvocato Pillon, chiudendo una querelle legale aperta dai predecessori che ormai era diventata uno scontro dannoso per i bambini, ha trovato un filo discorsivo con tutte le realtà istituzionali chiamate a gestire la vicenda: l’assistente sociale, la tutrice della famiglia, la curatrice, il gruppo psico-educativo della struttura di Vasto.
Il Comune concede il permesso a costruire
Il Comune di Palmoli venerdì scorso ha comunicato il rilascio in via definitiva del permesso a costruire per il casaletto di proprietà di Nathan Trevallion e quindi, assicura l’avvocato Pillon, a breve partiranno i lavori di ristrutturazione e ampliamento della famosa casa nel bosco.
“La storia cambierà il processo minorile”
«Siamo nervosi per lunedì, la prossima settimana sarà molto importante per noi», sono state le parole di Catherine dette all’incontro all’Istituto ITCI di Cantelmi.
Pillon, ex senatore della Lega, nell’occasione è tornato a esprimersi da politico e ha detto: «Sono convinto che cambieranno molte cose nel processo minorile dopo questa vicenda. Non possiamo permetterci di continuare con meccanismi obsoleti che non sono in grado di cogliere la realtà e che rischiano di penalizzare proprio quelle persone, i bambini, che dovrebbero tutelare. Ho ammirato la forza d’animo di Nathan e Catherine, due persone colte, preparate, che sanno volere molto bene ai loro figli e sanno volersi molto bene tra loro».
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