Psicologia e fede

religione e psicologiaSe siamo tutti concordi ormai che non è possibile guardare alla scienza come un campo di neutralità e oggettività, dove non ci siano valori di riferimento, e che il sistema simbolico nel quale prende forma la religione incida sull’individuo e sulla stessa scienza, che essa lo ammetta o meno, allora dobbiamo tentare una integrazione ragionevole e corretta tra la dimensione religiosa e la professione medico-sanitaria.
Il professionista, credente, entra nella storia dell’individuo e la legge con gli occhi della fede seppure non competa a lui un intervento spirituale, né l’impiego di quegli strumenti che sono di competenza esclusiva di un ministro della Chiesa. La colloca nella realtà attuale senza però perdere di vista che l’origine ed il punto di arrivo sono in un Trascendente; la sua vocazione di operatore cristiano comporta che la figura di Gesù Cristo viene assunta come criterio etico interpretante per valutare e decidere ogni situazione di vita e per regolare ogni altra relazione.
Una metafora che potremmo utilizzare per la relazione terapeutica, è quella del cammino di due pellegrini, come i due di Emmaus, che insieme, a testa bassa, cercano risposte che illuminino la triste storia precedentemente vissuta.

Dal libro "La pietra della follia"
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