Fonte: il Maestro, periodico dell’AIMC Agosto 2026 Intervista a Tonino Cantelmi a cura di Alice Landi
Proponiamo l’intervista a Tonino Cantelmi, a cura di Alice Landi, pubblicata su il Maestro, periodico dell’AIMC – Associazione Italiana Maestri Cattolici, dal titolo “La credibilità dell’adulto è la prima vera forma di educazione”.
L’intervista affronta una delle grandi sfide educative del nostro tempo: il rapporto tra intelligenza artificiale, scuola, crescita dei ragazzi e originalità umana. A partire dalla domanda “AI conformism or human originality?”, Cantelmi invita a riflettere sul rischio che le nuove tecnologie, pur offrendo straordinarie opportunità, possano orientare progressivamente gusti, pensieri, desideri e modalità di relazione.
Secondo Cantelmi, il pericolo non è soltanto che l’intelligenza artificiale diventi sempre più potente, ma che l’uomo rinunci alla propria originalità, adattandosi passivamente ai modelli suggeriti dagli algoritmi. L’originalità, infatti, non coincide con l’eccentricità o con il semplice “essere diversi”, ma con la capacità di riconoscere la propria unicità, esercitare il pensiero critico, assumersi la responsabilità delle proprie scelte e costruire relazioni autentiche.
Ampio spazio è dedicato anche alla scuola. L’intelligenza artificiale può sostenere l’apprendimento, personalizzare i percorsi, valorizzare talenti e aiutare gli studenti in difficoltà. Tuttavia, se utilizzata in modo passivo, può trasformarsi in una scorciatoia cognitiva, indebolendo la fatica del pensiero, l’autonomia di giudizio, il dubbio e la capacità di scegliere.
Per questo la vera sfida educativa non è allontanare i giovani dalla tecnologia, ma insegnare loro a utilizzarla senza esserne utilizzati. La scuola è chiamata a formare coscienze capaci di discernimento, aiutando bambini e ragazzi a distinguere tra informazione e conoscenza, tra connessione e relazione, tra risposta immediata e pensiero personale.
Cantelmi richiama inoltre l’importanza delle aspirazioni neorurali, lette non come nostalgia del passato, ma come domanda di autenticità e di equilibrio in una società sempre più mediata dalla tecnologia. Il bisogno di natura, silenzio, corporeità, relazioni reali e senso del limite esprime una richiesta profonda di umanizzazione del futuro.
Nell’intervista emerge con forza anche il tema delle relazioni. Un uso sano della tecnologia si riconosce quando bambini e adolescenti mantengono interesse per la vita reale, per la famiglia, per la scuola, per le amicizie autentiche e per i momenti di disconnessione. Quando invece la tecnologia diventa rifugio, dipendenza, bisogno continuo di approvazione o sostituto della relazione faccia a faccia, è necessario che adulti, genitori ed educatori sappiano osservare, accompagnare e intervenire.
Il messaggio conclusivo è chiaro: la tecnologia può cambiare strumenti, linguaggi e contesti, ma non può sostituire i bisogni fondamentali dell’essere umano. Ogni ragazzo ha bisogno di essere riconosciuto, ascoltato, amato e aiutato a dare senso alla propria vita.
Per questo, ricorda Cantelmi, la prima vera forma di educazione resta la credibilità dell’adulto: la sua presenza, la sua coerenza, la sua capacità di testimoniare valori e di offrire orientamento.
