L’eredità del ’68 tra errori e speranze

Fonte: RomaSette del 09/09/2018 – Rubrica Pianeta giovani a cura di Tonino Cantelmi

Cinquanta anni fa fu il ’68. Una rivoluzione, per alcuni mancata, per altri fallita e per altri ancora da dimenticare. Certamente rivoluzionò i costumi sociali. E quelli sessuali in modo particolare. Per la prima volta nella storia sono i giovani a diventare protagonisti. Tutto iniziò nel 1964: i giovani rampolli della upper class americana dell’Università di Berkeley, guidati dallo studente cattolico italo–americano Mario Savio, danno vita ad una protesta che, come una onda travolgente, 4 anni dopo raggiungerà il suo acme nel maggio parigino. Occupazioni, assemblee, cortei e proteste si salderanno negli Usa con un vasto movimento pacifista anti–guerra in Vietnam. In Italia dall’autunno del ’67 al febbraio del ’68 tutte le Università italiane furono occupate: prima Trento, poi la Cattolica di Milano e via via le altre. Nella dimostrazione giovanile di Valle Giulia a Roma centinaia di feriti fra poliziotti e studenti: Pasolini si schierò con i poliziotti, figli di poveri, rispetto agli studenti, figli di papà. La protesta dei giovani è contro ogni forma di autorità e struttura: famiglia, scuola, università, politica, religione. Il processo del ’68 è innanzitutto decostruzione. E oggi? Oggi i giovani sono di nuovo protagonisti: l’umanità vive nei social e nelle app, quasi tutti “inventati” da ragazzini. Sono i giovani a guidare una nuova rivoluzione: la rivoluzione digitale. E come nel ’68 assistiamo al processo di decostruzione, questa volta della relazione, dell’identità e della verità. Ma una colossale differenza segna le due rivoluzioni giovanili: nel ’68 i giovani contestavano gli adulti e sognavano un mondo migliore, proclamavano utopie e cercavano nuovi significati. Forse andò male, secondo molti. Oggi i giovani sono indifferenti verso gli adulti, non protestano e non propongono utopie: vivono un presente tecnologico dilatato, velocissimo e frammentato, sono disinteressati al passato e sostanzialmente non credono al futuro. La rivoluzione dei costumi sessuali avviata nel ’68 oggi raggiunge l’estremo: nulla è così complicato come costruire una relazione autentica, salda e progettuale. Il dominio dell’emotivismo e del principio del piacere è netto. “La fantasia al potere”, scandivano gli slogan giovanili del ’68. Oggi i processi di decostruzione del razionale sono tali che potremmo dire “fake news al potere”! Il ’68 fu indubbiamente una rivoluzione alla quale sono attribuibili le origini di molti problemi delle società attuali, ma non si può negarne il desiderio di giustizia, di miglioramento sociale e di recupero della centralità della persona e dell’umano. Oggi invece dobbiamo chiederci, alla luce della rivoluzione tecnodigitale, cosa rende umano l’umano, giacché l’intelligenza artificiale promette non solo di lavorare (meglio) degli umani, di pensare (meglio) degli umani, ma, stando alle ultime novità, di amare (meglio) degli umani!

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4 pensieri su “L’eredità del ’68 tra errori e speranze

  1. Forse le idee e le ideologie che animarono il 1968 sono morte sfiorite e fallite, forse è una fortuna che sia andata così, per certi versi, certe ideologie già nel 1968 mostravano gravi crepe, la primavera di Praga lo dimostra. Le utopie delle ideologie frustrate dalla loro stessa pericolosità declinarono in violenza cieca negli anni 70 gli anni di piombo,nella rivoluzione sessuale che ha distrutto la famiglia, ucciso 5 milioni di feti nelle pance delle madri e fatto altri danni. Ci sono utopie e utopie, ma in sostanza c’è e c i sara sempre la realtà e l utopia è sempre seconda.

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  2. Utopia era il femminismo che piegato alle false ideologie ha visto piegare indirizzare la volontà delle donne ad interessi maschi li. Uccidere il figlio in pancia ha causato a molte donne grande sofferenza depressione sensi di colpa per una scelta indotta in loro di falsa libertà ,ma che era frutto di un modello culturale libero per finta falso per davvero. La conseguenza infelice della gioiosa rivoluzione sessuale è stata questa ritrasformare la donna in un oggetto che credeva di essere soggetto ma smpre manipolabile da radicali comunisti maschilisti maltusiani. Il comunismo ha iniziato a sgretolarsi proprio nel 68, per finire nell 89. Unici vantaggi di quelle lotte la lotta al razzismo verso i neri, pagata con il sacrificio di Martin Luter King. In cina la rivoluzione culturale falliva x dimostrare ancora una volta la tendenza monarchica oligarchica del comunismo con la banda dei 4 che gestiva un Mao rimbambito. Il 1968 segna uno spartiacque nella Chiesa postconciliare , la morte di padre Pio vede il trionfo dell’infiltrazione massonica.

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  3. Il 68 e i suoi gravi errori li paghiamo oggi che gli estremismi della rivoluzione sessuale hanno creato le basi delle teorie gender LGBT. Un po come i semi del male cresciuti x 50 anni senza che nessuno facesse da giardiniere. Il 68 è un ricordo di qualcosa che poteva essere e non è stato,che poteva creare positività ed invece ha portato a distruzioni,disastri,delusioni e dissoluzione. È un po finito come quelle feste gioiose che poi portano una sbornia. È finito ed è finito male, un po come Che Guevara che però morendo è diventato un mito ,ma nessuno sa spiegarsi il perché.

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  4. Il 68 e i suoi gravi errori li paghiamo oggi che gli estremismi della rivoluzione sessuale hanno creato le basi delle teorie gender LGBT. Un po come i semi del male cresciuti x 50 anni senza che nessuno facesse da giardiniere. Il 68 è un ricordo di qualcosa che poteva essere e non è stato,che poteva creare positività ed invece ha portato a distruzioni,disastri,delusioni e dissoluzione. È un po finito come quelle feste gioiose che poi portano una sbornia. È finito ed è finito male, un po come Che Guevara che però morendo è diventato un mito ,ma nessuno sa spiegarsi il perché. Il mito la leggenda del 68 vive in quelli che vivendolo si ricordano la loro giovinezza i momenti felici e spensierati in cui credevano di poter cambiare il mondo e invece sono stati cambiati delusi e presi in giro…ma hanno dimenticato operando un transfert positivo.

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