Felicità, ricerca di senso, ritmo degli ultimi

Gli uomini e le donne del III millennio, al tempo della rivoluzione digitale e della tecnocrazia onnipotente, sono più felici? Il benessere, nell’epoca del dominio tecnologico, è aumentato? Secondo i dati OMS sembrerebbe di no: già ora, ma soprattutto nei prossimi anni, la patologia più invalidante nel mondo è, e sarà, la depressione. Se poi consideriamo l’impressionante esplosione delle dipendenze comportamentali, cioè di quelle ragnatele comportamentali che avviluppano l’uomo postmoderno in comportamenti ripetitivi, trasformandolo riflettiamo sulla precocissima e veloce erotizzazione dei bambini (la metà dei bimbi a 11 anni ha già incontrato la pornografia) e sulle sue conseguenze sui cortocircuiti dell’intimità fallita, sul precoce impatto con sostanze stupefacenti e alcolici (basta pensare al binge drinking e alla sua diffusione fra gli adolescenti) che non può non alterare lo sviluppo cerebrale verso forme di discontrollo e di disorganizzazione, sull’incremento dei bambini che hanno necessità di cure psichiatriche (quasi due su dieci nei primi otto anni di vita) e, in definitiva, sul fatto che un adulto su quattro nel corso di vita ha bisogno di cure psichiatriche.

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