Noa Pothoven:“la nostra è una società cinica. L’anticorpo sono relazioni sane”

Fonte: Agenzia Sir del 05/06/2019

“Un fallimento totale sia della società, per la mancanza di prossimità e vicinanza che essa dovrebbe esprimere, sia della medicina e della psichiatria, in particolare”. Così definisce, in modo netto, al Sir la morte della diciassettenne olandese, Noa Pothoven, lo psichiatra e psicoterapueta, Tonino Cantelmi. La ragazza, dopo le violenze subite, considerando la sua vita insopportabile, si è lasciata morire di fame e di sete, anche se questo aspetto della vicenda è ancora da chiarire. Secondo Cantelmi, “dovremmo interrogarci, poi, su quello che si chiama autodeterminazione”: “Non credo minimamente che ci sia una possibilità di autodeterminazione – sostiene – in condizioni emotivamente così disastrose. Quello di Noa è un caso limite, ma ci fa capire quanto queste decisioni siano prese sulla base di uno stravolgimento emotivo: di conseguenza, non c’è nessuna libertà nel prenderle. La malattia pesa sulla coscienza della persona. Questo caso limite, straordinario, con tutta una serie di implicazioni ci illumina su quante persone scelgano la morte, perché sono sole, emotivamente disastrate e perché nessuno riesce a intercettare il loro dolore”. Per Cantelmi, “l’errore di fondo è pensare che una persona voglia morire perché la sua sofferenza è insopportabile e non ha vie di uscita. Tutti i depressi lo pensano, ma non per questo facciamo in modo che possano suicidarsi e, anzi, combattiamo contro la depressione”. Di fronte a situazioni di solitudine, “sono necessarie – evidenza lo psichiatra – relazioni sane, affettuose, capaci di ricostruire dimesioni umane; invece, la nostra è una società cinica, dove il debole è sempre più emarginato e abbandonato a se stesso”. Noa, allora, “è la vittima di tutti, perché nessuno è stato in grado di intercettare il suo dolore”. “Quello che è in crisi – prosegue Cantelmi – è il network della solidarietà”.

Noa Pothoven: Cantelmi (psichiatra), “la nostra è una società cinica. L’anticorpo sono relazioni sane”

In Italia ci sono tanti casi come quello di Noa Pothoven, la ragazza olandese che si è lasciata morire di fame e di sete, per le sofferenze patite dopo gli abusi di cui è stata vittima: “Ogni giorno – racconta al Sir lo psichiatra e psicoterapueta, Tonino Cantelmi – combatto contro la depressione di pazienti che ritengono insopportabile il loro stare al mondo e, attivando reti, facciamo un grande lavoro”. Nel nostro Paese, però, avverte Cantelmi, “stiamo marciando verso una cultura di morte. Sui tre progetti di legge sull’eutanasia sono stato audito dalla Camera e devo dire che sono aberranti: uno di essi fa riferimento a una condizione di vita insopportabile per la persona, ma qualunque persona depressa considera insopportabile la vita. Trovo che si stia superando una barriera formidabile”. A giudizio dello psichiatra, “dietro tante richieste di morte ci sono, invece, tanta solitudine e tanta voglia di vivere se ci fosse un affetto, una vicinanza. Come società dovremmo spostare l’attenzione sull’accompagnamento nelle situazioni di dolore”. Infatti, “l’anticorpo al cinismo sono relazioni sane, per niente scontate: sane vuol dire relazioni nelle quali le persone possono crescere, migliorare, avere una dimensione affettiva, senza essere manipolate o sfruttate, soprattutto nel periodo della prima infanzia e adolescenziale”. “Noi – conclude Cantelmi – siamo una specie incapace di proteggere i propri piccoli per cui li esponiamo a relazioni conflittuali, alla rabbia degli adulti, all’indifferenza, persino agli abusi e ai maltrattamenti. L’investimento dovrebbe essere sulle relazioni sane in tutte le fasi della vita”.

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